Medjugorje – Messaggio del 2 agosto 2018

“Cari figli, con materno amore vi invito ad aprire i cuori alla pace, ad aprire i cuori a mio Figlio, affinché nei vostri cuori canti l’amore verso di lui. Solo da quell’amore, infatti, nell’anima giunge la pace. Figli miei, so che avete la bontà, so che avete l’amore, un amore misericordioso. Molti miei figli, però, hanno ancora il cuore chiuso. Pensano di poter agire senza rivolgere i loro pensieri verso il Padre Celeste che illumina, verso mio Figlio, che è sempre nuovamente con voi nell’Eucaristia e desidera ascoltarvi. Figli miei, perché non gli parlate? La vita di ognuno di voi è importante e preziosa, perché è un dono del Padre Celeste per l’eternità. Perciò non dimenticate mai di ringraziarlo. Parlategli! So, figli miei, che vi è sconosciuto ciò che verrà dopo ma, quando verrà il vostro dopo, riceverete tutte le risposte. Il mio amore materno desidera che siate pronti. Figli miei, con la vostra vita mettete nel cuore delle persone che incontrate dei buoni sentimenti: sentimenti di pace, di bontà, d’amore e di perdono. Attraverso la preghiera, ascoltate quello che vi dice mio Figlio ed agite in quel modo. Vi invito nuovamente alla preghiera per i vostri pastori, per coloro che mio Figlio ha chiamato. Ricordate che hanno bisogno di preghiera e d’amore. Vi ringrazio!”

CENTRO STUDI MEDJUGORJE P.E.R.L.A.

(Pubblicazioni ed edizioni per il rinnovamento laicale dell’apostolato)

Costituito il 14 novembre 2017 a Torino, dalla collaborazione fra le Edizioni La Casa di Miriam e l’omonimo Cenacolo, entrambi operativi 24h in Piazza del Monastero, 3, il nuovissimo Centro Studi Medjugorje “Perla” si propone, attraverso studi specialistici (teologici, narratologici, storico-critici, letterari e critico-testuali) di considerare in termini di analisi, ricerca, studio e pubblicazioni l’intera economia del fenomeno delle apparizioni di Medjugorje, dunque non soltanto il fatto delle apparizioni, ma anche aspetti ad esse correlati, fra cui: la testualità dei messaggi (analisi delle fonti, critica testuale), la teologia in essi contenuta, la storicità degli eventi, il background socio-culturale in cui esse hanno avuto e ancora hanno luogo, gli aspetti medico-scientifici, il genere di spiritualità proposta e molti aspetti ancora. Tutto questo si propone di realizzarlo attraverso:
1 – attività di ricerca in sede
2- pubblicazioni (Saggi, Articoli, Riviste e Periodici, Ricerche, Tesi di Laurea, ecc.) da porre in commercio con il marchio editoriale del gruppo “La Casa di Miriam”
3- Organizzazione periodica di convegni, corsi, incontri dedicati al tema
I primi due frutti concreti dell’attività di questo nuovissimo Centro Studi Medjugorje, sono:
1. La pubblicazione, alla terza ristampa, del libro del teologo Francesco Gastone Silletta intitolato “MEDJUGORJE. TUTTI I MESSAGGI” (dal 1981 al 2017), edito dalla Casa di Miriam e distribuito dalla Proliber Srl. Disponibile in commercio (la terza ristampa però solo dall’8 gennaio p.v.), questo ampio volume (930 pagine a colori, con foto d’archivio e critica testuale) si prospetta come “aperto”, cioè destinato a progressive aggiunte (riedizioni) correlate al continuo procedere di nuovi messaggi.
2. La serata intitolata “Medjugorje. Tu che ne sai?”, organizzata presso la Chiesa di S. Benedetto di Torino lo scorso mese di novembre, diretta da Francesco G. Silletta, con la partecipazione del Parroco don Paolo e dei membri del Cenacolo La Casa di Miriam.

Edizioni Cattoliche e Cenacolo La Casa di Miriam 24h
Centro Studi Medjugorje “Perla”
Piazza del Monastero, 3 – Torino
Tel. 340-5892741

Messaggio del 2 febbraio 2018

Il nostro libro “MEDJUGORJE. TUTTI I MESSAGGI” (dal 1981 al 2017) – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Tel. 340-5892741

930 pagine a colori, con ampia introduzione teologica al concetto di rivelazione privata, una speciale intervista al dottor Frigerio sulle analisi scientifiche operate sui veggenti, critica testuale e confronto sinottico fra le fonti principali bibliografiche dei messaggi, foto d’archivio – “Centro Studi Medjugorje – Perla” – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 30-5892741

Dall’introduzione teologica al libro “Medjugorje. Tutti i messaggi” – di Francesco G. Silletta –

Edizioni La Casa di Miriam – Distribuzione Proliber

“[…] Parlando all’uomo, “rivelandosi” a lui, in un certo modo Dio “esce” dalla propria intimità e condivide se stesso, per il tramite della sua rivelazione, con l’umana creatura, che a sua volta, nel mistero stesso di tale dinamica di rivelazione, accoglie nella propria vita “il definitivo-divino” (J. Ratzinger) che a lui si comunica. In questo senso, se anche è importante (e molto) la distinzione fra rivelazione pubblica e rivelazione privata, occorre al contempo saper accoglierla in un senso concreto, teologicamente opportuno, non puramente terminologico o lessicale fossilizzato su una mera ermeneutica “qualificativa” dei due termini “pubblica” e “privata”. Infatti, non è qui, cioè sull’ordine qualificativo dell’utenza cui Dio stesso rivolge la propria comunicazione, che viene ad imporsi una distinzione teologica […]”
(“MEDJUGORJE. TUTTI I MESSAGGI (dal 1981 al 2017)” – di Francesco Gastone Silletta – Edizioni La Casa di Miriam – Distribuzione Proliber – Tel. 340-5892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org)

Dal libro di Luigino Vador, Gioia luminosa. Racconto di un pellegrino a Medjugorje – Edizioni La Casa di Miriam – Nelle librerie cattoliche

“[…] Un coro a mezza bocca discreto e supplice, che sale dalla folla di uomini, donne, giovani, anziani e bambini…a riempire di sospirose ghirlande le braccia della Mamma celeste. Molti, visibilmente sofferenti, rifiutano le mani tese nell’aiuto. Come se ciò togliesse il merito che i loro passi,nella fatica, acquistano […]”. (L. Vador – Gioia luminosa. Racconto di un pellegrino a Medjugorje)

Dall’intervista di Francesco G. Silletta al dott. Luigi Frigerio (anno 2015) – riportata per esteso nel libro “Medjugorje. Tutti i messaggi” – © Edizioni La Casa di Miriam

“[…] Ricordo che il cardinale Ratzinger nel 1986, durante un incontro personale alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nel quale esposi il risultato dei nostri studi, mi disse: “È possibile che il divino si riveli all’umano attraverso l’esperienza semplice dei ragazzi”. Lo incalzai con la domanda:  “Ma il papa come la pensa?”. Il cardinale mi rispose in una maniera lapidaria: “Il papa la pensa come me!”.

(Dott. Luigi Frigerio – Intervista a Francesco G. Silletta per la rivista cattolica “Circola Voce – anno 2015 – Intervista riportata per esteso nel libro “Medjugorje. Tutti i messaggi”)

Alcuni grandi teologi che hanno difeso Medjugorje: Von Balthasar

Scriveva in una lettera a monsignor Pavao Žanić il grande teologo Von Balthasar: “Io mi sono sentito profondamente colpito vedendo la funzione episcopale così tanto degradata […]. Lei tuona e scaglia saette a scapito di persone note ed innocenti, degne del suo rispetto e della sua tutela […]”.

[Dal libro di L. Rupčić, Istina o Međugorju: u povodu pamfleta biskupa Žanića, Ljubuški-Humac 1990)

COME LAVORIAMO IN SEDE DI RICERCA PER UNA REDAZIONE OGGETTIVA DEI MESSAGGI:]

Dato un medesimo messaggio, ad esempio quello che nel nostro volume riportiamo in data 25 gennaio 1987, occorre evitare di commettere ingenuità redazionali, ma lavorare con precisione e metodo, valutando anzitutto l’esistenza di fonti cartacee, se possibile temporalmente “vicine” alla data citata, capaci di offrire una garanzia di oggettività maggiore rispetto alle “frettolose” e spesso a-scientifiche citazioni del web. Rinvenuta una fonte precisa, di cui è bene citare l’autore, la data, la località di pubblicazione, l’anno e ovviamente la casa editrice, occorre poi considerare se esistano altre fonti, di autori distinti, relative al medesimo messaggio ed ivi operare, se possibile, un confronto “sinottico”. Solo in un secondo momento, ma con oggettività ed acume critico, data la mole di siti web che riportano costantemente i messaggi di Medjugorje, ha senso un ulteriore confronto con la loro versione del medesimo messaggio, soprattutto nei tempi contemporanei dove, a differenza dei primi anni di apparizioni, si è sempre più moltiplicata la comunicazione via web rispetto a quella bibliografico-cartacea.

Centro Studi Medjugorje “Perla” – Torino – Piazza del Monastero, 3 – Tel. 340-5892741

Messaggio del 2 gennaio 2018

“Cari figli, quando sulla terra viene a mancare l’amore, quando non si trova la via della salvezza, io, la Madre, vengo ad aiutarvi a conoscere la vera fede, viva e profonda; ad aiutarvi ad amare davvero. Come Madre, anelo al vostro amore reciproco, alla bontà e alla purezza. È mio desiderio che siate giusti e che vi amiate. Figli miei, siate gioiosi nell’animo, siate puri, siate bambini. Mio Figlio ha detto che ama stare tra i cuori puri, perché i cuori puri sono sempre giovani e lieti. Mio Figlio vi ha detto di perdonare e di amarvi. So che non è sempre facile: la sofferenza fa sì che cresciate nello spirito. Per crescere il più possibile spiritualmente, dovete perdonare ed amare sinceramente e veramente. Molti miei figli sulla terra non conoscono mio Figlio, non lo amano. Ma voi, che amate mio Figlio e lo portate in cuore, pregate, pregate e, pregando, percepite mio Figlio accanto a voi: la vostra anima respiri il suo Spirito. Io sono in mezzo a voi e parlo di piccole e grandi cose. Non mi stancherò di parlarvi di mio Figlio, amore vero. Perciò, figli miei, apritemi i vostri cuori, permettetemi di guidarvi maternamente. Siate apostoli dell’amore di mio Figlio e del mio. Come Madre vi prego: non dimenticate coloro che mio Figlio ha chiamato a guidarvi. Portateli nel cuore e pregate per loro. Vi ringrazio!”

Aspetti profondamente mariologici

in alcuni messaggi della Madonna a Medjugorje

Dell’economia generale di tutti i messaggi che la Vergine ci ha trasmesso dall’inizio delle apparizioni, fra i vari aspetti testuali o teologici su cui si può discorrere, è emerso senza dubbio come essi presentino evidenti “aree tematiche”, per dirla così, che la Vergine stessa interpella di volta in volta a seconda della situazione, del suo fine rivelatorio. In alcuni casi particolari, come in quello evidenziato dal video proposto qui sotto, la Vergine entra esplicitamente nel merito di se stessa, della propria storia umana, porgendola a noi quale riferimento e modello. Leggiamo allora bene il testo di questo messaggio che ivi alleghiamo:

Come abbiamo evidenziato nella nostra serata in Chiesa dello scorso 14 novembre 2017, la Vergine a un certo punto pone se stessa al centro del discorso, dopo un’ampia parentesi cristologica. Entra cioè perentoriamente “nel testo”, dicendo di sé “io ho sempre vissuto umilmente, coraggiosamente e nella speranza”, dandoci allora una misura storica della propria esistenza terrena. E tuttavia il momento massimale di questa auto-rivelazione mariana riguarda ciò che la Vergine dice subito dopo e che costituisce “l’eziologia”, cioè la causa stessa fondamentale del proprio modo di vivere appena raccontato: “Sapevo, avevo compreso che Dio è in noi e noi in Dio”.

Ecco, in questo fortissimo momento testuale, la Vergine introduce due elementi fondamentali alla nostra comprensione di lei. Il primo riguarda l’ordine della sua conoscenza, della sua comprensione storica e teologica di quanto è occorso nella sua esistenza umana: “Sapevo, avevo compreso”. Ciò muta un certo ordine di comprensione teologica dell’autocoscienza di Maria rispetto alla propria esistenza e al disegno divino su di lei. Ed ecco, è proprio alla luce di questa “positiva” autocoscienza che la Vergine ha instaurato nel proprio vivere quell’ordine di umiltà, di coraggio e di speranza di cui ha parlato nei versetti precedenti del suo messaggio. La condotta mariana sorge cioè da una presa di coscienza rispetto a Dio ed alla sua relazione personale con lui. Inserita in un contesto di totale disposizione nella fede, la Vergine ha ivi trovato la forza ed il coraggio per condurre la sua esistenza, interamente, secondo tale proponimento.

“Medjugorje ed il fondamentalismo contemporaneo”

Regina della Pace

“Il sottofondo religioso intrinseco all’incitamento all’odio, alla discriminazione ed alla violenza che da alcuni pulpiti fondamentalisti si estende oramai sino a lidi impensabili, invadendo e condizionando persino le coscienze di molte giovani leve occidentali, sì da raccogliere consensi di adesione formale laddove il terreno sembrerebbe decisamente ostile, impone ai credenti di saper traslare gli attori in scena su un evidente e distinto binario di interpretazione trascendente, procedendo oltre le metrature socio-politiche puramente umane. Non si tratta infatti di una fra le tante fenomenologie belliche della storia umana, né di un ulteriore sopravvento dell’animalesco sul razionale in seno alla natura umana, già storicamente esperito e testimoniato dapprima in determinate e singole figure, poi, come per trasmissione ereditaria, nei rispettivi popoli e nazioni.
No. Il fondamentalismo odierno è molto più profondo e radicato, poiché intacca la stessa condizione spirituale dell’uomo, ossia la più elevata dote antropologica in ordine all’umana dignità. Uno spirito libero divenuto evidentemente schiavo delle altrui direttive, sordo al linguaggio della Grazia ed incredibilmente recettivo, per contrasto, al richiamo dell’odio e dell’inimicizia. Uno spirito che si espande rapidamente fra le persone, cui basta un semplice richiamo guida, urlato fra i campi di concentramento dell’egoismo e del fanatismo autoreferenziale, per ritrovarsi compatte in un sistema di compartecipazione alla distruzione di massa, per quanto l’effettiva resa dei conti non giovi concretamente a nessuna di loro, se non in termini di morte prima o poi.
Il credente, e specifichiamolo, il credente in Cristo Signore della storia, ha il dovere di discendere verso il basso, umilmente, non di seguire la medesima perversa traiettoria ascensionale del fondamentalismo contemporaneo. Soltanto questa profondità di abbassamento gli permetterà di scoprire proprio laggiù, nel più abissale dei bassifondi, il Cristo Redentore, misericordioso e pietoso, che ancora rimanda l’ora della sua gloriosa parusia e del suo giudizio definitivo sull’umanità, ponendosi al servizio di una paziente e redentrice attesa, il cui più amorevole strumento di propagazione è costituito dalla mediazione materna in seno alle vicende umane.
Medjugorje, ecco l’ultimo appello al mondo di Colui che non tarderà a rivelare la propria Giustizia. Trentaquattro anni, più il tempo che ancora potrà seguire, non sono due giorni. Corrispondono già ad un tempo maggiore degli anni spesi da Cristo sulla terra, all’inseguimento dei peccatori, dei malati, dei confusi. Ora il tempo stringe e la Madonna palpita. Altro che Madonna chiacchierona. Chi può fermare il grido di una Madre di fronte allo sconvolgimento ed alla perdizione dei propri figli, inesorabilmente ostili rispetto al progetto divino che riguarda la loro stessa salvezza eterna?”

– Dal libro “Vivere con il cuore”, di Padre Marinko Šakota

– Medjugorje 2006, pp. 145-150 –

p. slavko

Padre Slavko Barbarić

Padre Slavko era maestro con tutto il suo essere, le parole ed il silenzio, l’azione e la preghiera. Il vero maestro della vita spirituale, solitamente, non si presenta come maestro. Egli non desidera insegnare, non si impone, né discute, né cerca di convincere. Egli vive in modo tale che gli altri imparino dal suo esempio. Molti hanno riconosciuto in padre Slavko un maestro spirituale anche quando non pronunciava una sola parola, perché era la sua vita a parlare ed a fare da orientamento. Chi l’ha scoperto e compreso, era felice delle tante e preziose lezioni sulla vita e sulla crescita spirituale. Padre Slavko poteva dare perché, grazie all’apertura spirituale, era pronto a ricevere. Dal suo esempio si poteva continuamente imparare, perché egli stesso era impegnato costantemente ad apprendere. Viveva incessantemente le parole di san Francesco: “Fratelli, iniziamo dall’inizio, poiché sinora abbiamo fatto ben poco”.

Tanti hanno imparato a pregare da lui, che dedicava tanto tempo alla preghiera, ispirati dal suo modo di pregare. Per lui, pregare era normale, come mangiare o lavorare, perché la vita spirituale ha regole simili alla vita fisica. La vita spirituale è minacciata se non la si nutre con la preghiera quotidiana, se non la si purifica mediante la confessione e non la si arricchisce con la santa Messa. Al contrario, avremmo la povertà spirituale ed il deserto spirituale. La preghiera era, per lui, “l’esistenza con Dio nell’amore”. Per questo motivo, il cristiano non può limitarsi alla preghiera come richiesta per sé di qualcosa di Dio. La preghiera non può diventare pronto soccorso per sé, ma, in primo luogo, deve essere tesa a cercare Dio. Se il cristiano non prega per Dio, e se Dio non è al primo posto nei suoi desideri, allora può accadere che la sua preghiera sia atea, che sia recitata senza Dio.

Vista dal monte(Medjugorje - Vista dal Monte Kriševac)

M’interessava il modo di pregare di padre Slavko. Lo faceva servendosi delle preghiere preformulate o spontaneamente, o forse il suo stile era più contemplativo? Desideravo far mio il modo di pregare di un uomo che ritenevo essere un vero maestro di preghiera. Padre Slavko, tuttavia, non mi ha dato la risposta che mi aspettavo, non volendo impormi il suo modello, ma mi ha indicato una direzione: “Ognuno ha il suo modo di pregare. Io ho il mio, e tu scopri il tuo”. Evidentemente intendeva dire che ogni uomo è diverso, e che quindi ognuno deve trovare la propria via di preghiera. Per lui la cosa più importante non era quale preghiera si scegliesse, ma che si pregasse e che si fosse assidui nella preghiera. Riteneva che chiunque avrebbe scoperto, con il tempo, il modo più consono di pregare. Non dedicava molta attenzione neanche al tema della più conveniente postura da assumere durante la preghiera, se genuflessi o seduti, oppure alle questioni come il comunicarsi accogliendo il Corpo di Cristo con la bocca o sulle mani, dando a ciascuno piena libertà di decidere. Non si può dire che questi comportamenti esteriori fossero per lui irrilevanti, perché la postura del corpo può e deve incidere sull’atteggiamento interiore e sui processi interiori che si sviluppano durante la preghiera. Tuttavia, padre Slavko nel corso dei seminari e delle adorazioni, sottolineava come fosse necessario che ciascuno trovasse l’atteggiamento di preghiera più conveniente per lui. Le sue preghiere erano intrise di semplicità, avvolte da una devozione e da un calore infantili, e colme di una profondità di contenuti. Pregava con il cuore, cosa che attraeva la gente, ed il suo modo di pregare non lasciava nessuno indifferente.

Dall’esempio di padre Slavko si poteva imparare che la preghiera non va mai da sola, ma che è necessario anche l’impegno. Forse l’uomo prega più facilmente e più fervidamente quando si trova in certe particolari circostanze della vita, ma la preghiera non può limitarsi soltanto a situazioni particolarmente difficili, perché, come esiste il cibo quotidiano per il corpo, così dovrebbe esistere il cibo per l’anima. Come si dedica un determinato lasso di tempo all’alimentazione del corpo, si dovrebbe fare altrettanto per l’alimentazione spirituale. Tanti cristiani, però, hanno dimenticato la preghiera, praticandola sempre di meno. Trascurano la preghiera ed adducono la scusa di non avere tempo per il troppo lavoro. Padre Slavko non era affatto d’accordo con questa giustificazione. Egli individuava le cause, invece, nel dare troppo tempo ed importanza all’avere, così come alla mancanza di amore verso Dio ed alla scarsa necessità di pregare. “Chi ama Dio troverà il tempo e sarà con lui; chi non lo ama, troverà sempre qualcosa di più importante e di urgente e non avrà tempo per incontrarsi con Dio”.

Padre Slavko non si limitava a registrare il problema e a cercarne le cause, ma dava anche consigli concreti sulla preghiera. Secondo lui, l’uomo che aveva i problemi di cui si è detto, ed in generale ogni uomo, avrebbe dovuto iscriversi alla scuola della preghiera. E per frequentarla, è necessario sapere che la preghiera è incontro e colloquio. Per l’incontro occorre avere tempo disponibile, e per colloquiare occorre sapere la lingua. La preghiera, quale colloquio con Dio, “ha un suo lessico, una sua grammatica, i suoi contenuti, che richiedono tanto esercizio, come ogni altra lingua”.

padre marinko(Padre Marinko Šakota)

Se un cristiano frequenta questa scuola di preghiera, egli attiverà in sé i meccanismi della crescita del seme divino che Dio ha gettato nel cuore dell’uomo, e dall’uomo dipende se crescerà e darà i frutti o si atrofizzerà. “E quando l’uomo sa che si tratta del seme dell’amore piantato nel giardino della sua vita e che può crescere, allora non si affaticherà nel tentativo che il suo amore cresca. Questo suo tentativo è, tuttavia, soltanto un cooperare con l’amore divino, al quale si devono il seme e la crescita dell’amore nell’uomo”.

Padre Slavko potremmo chiamarlo maestro del cuore, perché il posto centrale nelle sue prediche, nei suoi discorsi e nei suoi scritti è occupato dal cuore. Quasi tutti i suoi libri, nel titolo, contengono questa parola: Pregate con il cuore, Adorate mio figlio con il cuore, Celebrate la messa con il cuore, Dammi il tuo cuore ferito, Perle del cuore ferito, Seguimi con il cuore, Pregate insieme con i cuori gioiosi, Digiunate con il cuore. Tutti parlano del cuore umano e tutti sono convincenti ed utili, perché in essi si rispecchia il suo proprio cuore, la sua crescita, le domande che si poneva e le risposte che si dava. Tutto ciò che faceva, lo faceva con il cuore, e tutti questi libri sono opera del suo cuore. Per lui il concetto di cuore ha il medesimo significato del concetto di amore. “Fare qualcosa con il cuore, non significa niente altro se non fare qualcosa con amore. Fare con dedizione, con dignità, con raccoglimento. Ed anche pregare e glorificare il Signore con il cuore vuol dire farlo con amore. Il che vuol dire senza alcuna costrizione: volentieri”.

Pregare con il cuore non significa pregare sempre con sentimenti grandi e sublimi, ma essere determinato a pregare. Per spiegare questo concetto, padre Slavko cita l’esempio del bambino che, nonostante le difficoltà di apprendimento, va a scuola volentieri. Qualche altro bambino potrebbe anche essere un genio, che studia senza difficoltà e sforzi particolari, ma non va a scuola con il cuore, se ogni mattina ed ogni sera crea problemi ai propri genitori chiedendo insistentemente perché debba andare a scuola.

Ci sono persone che giustificano il loro non andare a Messa ed il loro non praticare una vita cristiana indicando il modo di vivere di certi cristiani che a Messa ci vanno, ma rimangono inalterati ed infruttuosi. La causa dell’infertilità nella vita dei cristiani criticati, sottolineava padre Slavko, non occorre cercarla nella santa Messa e nella Parola di Dio, ma nei loro cuori, che egli paragona ad un campo: “Chiunque lavori la terra, conosce un fatto per esperienza vissuta: è inutile avere un seme divino, se non prepari la terra come dovresti. È inutile tutto quello che fai, se le radici dell’erbaccia non le estirpi completamente”. Determinarsi volentieri alla preghiera è, dunque, il primo passo verso una preghiera con il cuore. È poi necessario dedicare sufficiente tempo alla preghiera, perché essa è incontro con Dio, al quale, come a tutti gli incontri, occorre dedicare del tempo. Aprire il cuore alla volontà divina è un momento particolarmente importante, come per Maria, la quale dice: “Eccomi al tuo servizio, o Signore, sia fatta la tua volontà”. In questo modo, l’orante, dal canto suo, pone le premesse per l’incontro, ed evita di dettare delle condizioni a Dio. È così che inizia la preghiera fatta con il cuore. Per il resto, occorre affidarsi a Dio ed alla sua iniziativa. Padre Slavko, come maestro spirituale, ha lo specifico merito di avere dato alla spiritualità di Medjugorje una struttura riconoscibile. Il suo tipo di spiritualità non era lasciato in balia dei sentimenti, ma era eccome ponderato e preparato, razionale, sensato, comprensibile a chiunque. D’altro canto, tuttavia, era pieno di calore e di cuore. Con questo genere di spiritualità, padre Slavko, con una grande sensibilità, cercava di avvicinarsi alla natura, al carattere ed alla realtà della vita dell’uomo moderno, per condurlo verso le strade della crescita spirituale”.

Centro Studi Medjugorje “Perla” – Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

In una sua dichiarazione pubblicata nel 1990, il Vescovo Pavao Žanić, in sintesi, ha definito a più riprese Tomislav Vlašić il “creatore” di Medjugorje, ha indicato Padre Slavko Barbarić quale incantatore e “istruttore” dei giovani veggenti (rispetto a come far continuare “la farsa delle apparizioni”), ha “umiliato” la statura teologica del Laurentin presentandolo come un sovvertitore della verità con finalità lucrative di pubblicazioni e notorietà personale. Ancora, condanna senza appello (però ne usa la vicenda personale a proprio tornaconto “contro” la verità delle apparizioni) i due francescani Ivica Vego e Ivan Prusina, fa poi un’apologia di se stesso e del proprio operato episcopale dicendo di non dover rendere conto alla Madonna, ma a Dio soltanto. Dei giovani veggenti parla solo in termini di bugiardi, falsificatori e mistificatori della realtà; oltraggia poi l’immagine del Vescovo Franić, definendolo uno che conosce la verità dei fatti ma la nasconde. E soprattutto definisce la Madonna come una che congiura contro di lui, una che lo mette costantemente in cattiva luce e che anziché condannare i peccati di alcuni sacerdoti punta sempre il dito unicamente contro di lui. Una che, appunto per questo, non può essere la Madonna. Neppure l’immagine e l’operato di Padre Amorth (noto difensore delle apparizioni) vengono risparmiati dalle accuse di Žanić. Tutto ciò, a suo dire, può bastare a comprendere come falsa, come una montatura blasfema ed irriverente l’economia delle apparizioni di Medjugorje.

Ora, non entrando in questa sede nello specifico delle singole (e molteplici) questioni addotte dal Vescovo Žanić, possiamo elaborare alcune osservazioni generiche sulla sua modalità di “autodifesa” ed al contempo di “attacco” rispetto alle apparizioni. Innanzitutto, in linea di principio, il suo metodo per screditare la verità delle apparizioni sembra quello, un po’ infantile, di evidenziare determinate colpe, imperfezioni, errori o difetti di coloro che alle apparizioni credono e la cui notizia diffondono, primi fra tutti i personaggi coinvolti direttamente in esse (veggenti e sacerdoti). In pratica, il suo principio di discernimento è il seguente: una cosa è falsa perché non è perfetto colui che la presenta come vera. Dire ad esempio che Tomislav  Vlašić sia stato il “creatore” di Medjugorje, sottolineandone in ogni momento i difetti personali, pone l’ex vicario parrocchiale in una posizione di spicco rispetto alla vicenda di Medjugorje che, in fondo, egli non possiede affatto. Le apparizioni sono iniziate quando ancora Vlašić non aveva ancora né arte, né parte rispetto alla vicenda, e quanto in seguito ha operato in seno alla causa di esse (peraltro sempre difendendone la verità) non può in alcun modo essere definito come la creazione stessa del fenomeno delle apparizioni. Rispetto al mariologo Laurentin, che accusa di aver mistificato il tutto, il Vescovo manifesta di avere delle problematiche soggettive rispetto alla comprensione di personalità particolarmente dotate di cultura, senso critico e discernimento. Non aveva bisogno delle pubblicazioni su Medjugorje, il Laurentin, per divenire un mariologo di fama internazionale, né la sua premura rispetto al fatto che il Vescovo moderasse i toni rispetto ai veggenti, ai sacerdoti di Medjugorje ed alla Madonna stessa, può essere assunto come una formale disobbedienza e mancanza di stima rispetto al Vescovo stesso.

Il fatto poi che la Madonna abbia esortato, tramite i veggenti, la sua autorità episcopale verso un esercizio pastorale meno atto ad evidenziare le colpe degli altri e più prono ad una considerazione a tutto tondo del loro operato,  non va affatto inteso come una “santificazione” ingiustificata, operata dalla Madonna, di coloro che oggettivamente possono aver sbagliato ma che tuttavia non per questo vanno ritenuti, come il Vescovo fa, delle nullità esistenziali indegne di credibilità. Né tantomeno è possibile concludere che, alla luce della distorta comprensione delle parole materne del Vescovo, addirittura si possa additare l’emittente in causa come una non emittente mariana. “Hai peccato, dunque è impossibile che tu possa fare qualcosa di buono” – sembra in certi punti la chiave di lettura privilegiata da parte del Vescovo rispetto ai fatti di Medjugorje (ovviamente quelli dei primissimi anni di apparizioni). Chissà cosa succederebbe, tuttavia, se questa unità di misura esistenziale si fosse applicata allo stesso Zanić, che tra l’altro a prescindere da ciò ha sempre “amato” presentarsi come una vittima di un “sistema medjugorjano” finalizzato ad infangarne l’immagine personale.

Centro Studi Medjugorje “Perla” – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam 24h

Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 340-5892741 – www.centrosdutimedjugorje.altervista.org




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